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I bambini osservano, i bambini fanno. E questo è il messaggio che l’Associazione Non Profit Napcan ha voluto trasmettere con questo spot. 

Napcan nasce per “promuovere un cambiamento positivo in atteggiamenti, comportamenti, politiche, pratiche per prevenire abusi e abbandono e garantire la sicurezza e il benessere di tutti i bambini australiani”.

In questo video vediamo bambini che ripetono esattamente tutti gli atteggiamenti degli adulti, atteggiamenti che denunciano il cattivo comportamenti di chi dovrebbe, invece, insegnare i sani principi ai propri figli, per poter vivere in un mondo migliore, perchè in realtà aiutare il prossimo, rendere la nostra società una società altruista può essere fatto dai piccoli genti, aiutare una signora a raccogliere la spesa caduta da un sacchetto che ha ceduto, come accade alla fine del video, cedere il posto in autobus a un anziano o a una donna incinta, o semplicemente sorridere a chi si incontra su quello stesso autobus.

Un bambino che fin dall’infanzia cresce in un ambiente violento, dove il padre picchia la madre, crede che quello sia l’atteggiamento giusto, corretto e così si comporterà da adulto. Ma di chi è la colpa? Sua o di chi gli ha insegnato il non rispetto del prossimo, la violenza come unico mezzo di comunicazione?

Quando le pubblicità parlano di stereotipi io non posso non condividerli… 😉

Qualche giorno fa Huffington Post ha pubblicato un articolo molto interessante (a mio avviso). Le pubblicità degli anni ’50 che oggi non passerebbe, molto probabilmente, il test di ammissibilità. Pubblicità che parlano di sessismo, razzismo, fumo, ammiccamenti alla pedofilia, stereotipi…

Io personalmente rabbrividisco davanti a frasi come:

Gli uomini si chiedono: “E’ carina?” non “è intelligente?”

“Soffice come un bebè. Perché l’innocenza è più sexy di quanto credi”

“E’ sempre illegale uccidere una donna?”

O guardando immagini di questo tipo:

  

Per fortuna i tempi sono cambiati, ci sono linee guida da seguire per creare una buona pubblicità, anche se a volte aimè ancora si pecca o si cade nel cattivo gusto.

L’articolo completo (con tutte le pubblicità) potete leggerlo a questo link: http://www.huffingtonpost.it/2013/12/03/pubblicita-degli-anni-50-che-oggi-ci-farebbero-rabbrividire-foto_n_4376773.html?utm_hp_ref=italy

Vi voglio segnalare chi “combatte” quotidianamente contro tutto ciò.

Da oltre 40 anni la Fondazione Pubblicità Progresso lavora per farsì che tuttò non accade, come indicato nel loro chi siamo “promuove la comunicazione sociale di qualità dimostrando l’utilità di un intervento professionale nel campo della comunicazione sociale. Con la sua attività contribuisce a valorizzare la comunicazione italiana e i suoi operatori.

Segnala pubblicità ritenute inopportune o socialmente utili. Inoltre sviluppa progetti di comunicazione integrata e realizza, oltre a campagne sociali, molte altre attività.

Che altro aggiungere, le pubblicità a mio avviso sono un grandissimo strumento di comunicazione che possono portare a creare pregiudizi nel pubblico, quindi sta a noi comunicatori decidere qualche indirizzo scegliere per “vendere” un prodotto o un’idea.