Archivio per la categoria ‘Qualche Articolo’

I bambini osservano, i bambini fanno. E questo è il messaggio che l’Associazione Non Profit Napcan ha voluto trasmettere con questo spot. 

Napcan nasce per “promuovere un cambiamento positivo in atteggiamenti, comportamenti, politiche, pratiche per prevenire abusi e abbandono e garantire la sicurezza e il benessere di tutti i bambini australiani”.

In questo video vediamo bambini che ripetono esattamente tutti gli atteggiamenti degli adulti, atteggiamenti che denunciano il cattivo comportamenti di chi dovrebbe, invece, insegnare i sani principi ai propri figli, per poter vivere in un mondo migliore, perchè in realtà aiutare il prossimo, rendere la nostra società una società altruista può essere fatto dai piccoli genti, aiutare una signora a raccogliere la spesa caduta da un sacchetto che ha ceduto, come accade alla fine del video, cedere il posto in autobus a un anziano o a una donna incinta, o semplicemente sorridere a chi si incontra su quello stesso autobus.

Un bambino che fin dall’infanzia cresce in un ambiente violento, dove il padre picchia la madre, crede che quello sia l’atteggiamento giusto, corretto e così si comporterà da adulto. Ma di chi è la colpa? Sua o di chi gli ha insegnato il non rispetto del prossimo, la violenza come unico mezzo di comunicazione?

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Morgana Merlino gatti

Morgana Merlino

Ciao! Siamo Morganina e Merlottino.. si si siamo proprio noi, due “mostriciattoli”, come ci chiama la nostra padroncina, ex abitanti di MondoGatto. Quanto tempo è passato da allora, quante cose sono successe.. “Si Merlino, sei arrivato tu a togliermi dal trono”, “ma no Morgana, non è vero.. io voglio solo giocare…” Eccoli qui i miei “mostriciattoli”.. sempre a litigare, ma anche ad adorarsi.. è si perché è così… si “odiano”, ma si adorano a vicenda.. questa è la loro storia tra odio e amore… ma partiamo dall’inizio… perché c’è sempre un inizio.. la nostra famiglia è sempre stata amante degli animali.. mamma e papà hanno amato tanto e sofferto tanto per i loro amici a quattro zampe e, probabilmente per questo, papà non voleva più animali, diceva sempre.. “se mai avremo una casa grande con mega giardino, allora si, prenderemo un cucciolo..” ma invece la nostra padroncina e la nostra mamma non lo hanno ascoltato e un giorno sono venute a Mondo Gatto..

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Morgana

La nostra padroncina voleva un gatto nero a pelo corto… la volontaria però le fece vedere me.. Persianina a pelo lungo bianca e nera.. lei non mi voleva, (ogni tanto mi dice scherzando quando la faccio arrabbiare tanto tanto) ma alla fine tornarono.. giocarono con me, mi misero in un trasportino, mi diedero un giochino e mi portarono a casa.. “ e così iniziò la mia vita in questa casa.. avevo un passato non dei migliori (un po’ come tutti i gatti del gattile) e quindi ci misero tanto a farmi fidare ancora degli essere umani.. era difficile.. ma tra una graffiata e una coccola alla fine ho cominciato a sentirmi parte di questa nuova famiglia… ma un giorna arrivò lui…Si si arrivai io… Merlino… gatto nero si, ma a pelo lungo… la mia storia invece è un po’ diversa.. fui trovato da piccolissimo e dato in adozione.. ma aimè fui riportato al gattile.. ma io non volevo starci al gattile.. e quindi quando, nella casetta, entrarono coloro, che poi diventarono la mia mamma e la mia padroncina, decisi che loro mi avrebbero portato a casa.. quindi mi feci fare tante coccole e quando uscirono piansi tanto.. venne anche il mio futuro papà a trovarmi.. lo mordicchiai in senso amichevole e lo convinsi… però restava un grande problema.. io sono diverso dalla mia sorellina…

Merlino

Merlino

non so come mai (o forse, solo i grandi lo sanno) io faccio i buchi in tutto quello che trovo.. asciugamani, magliette, calzini.. mia sorella non fa questo, ma forse perché lei è più grande.. lei è una principessa… prendo tra le zampine quello che trovo e inizio a ciucciarlo e i buchi si formano da soli.. mamma e la mia padroncina all’inizio si arrabbiavano un pochino… mi chiedevano perché lo facevo.. hanno provato tante cose per aiutarmi.. ma io ho trovato la soluzione… prima mangiavo le cose sbagliate.. quando prendo gli asciugamani in bagno (solo alcuni però) si arrabbiano meno..

Merlino

Merlino

Merlino spiego io cos’è – parla la padroncina – hai una forma di picacismo.. ovvero sei stato tolto troppo presto dalla tua mamma (gatta) e i tuoi vecchi padroncini, appena portato a casa, non sono riusciti a sostituirla e quindi, probabilmente quando hai una mancanza o ti senti solo, trovi conforto in questi indumenti… La mia famiglia era a conoscenza di questo mio “problema”, sapevano fin dall’inzio a cosa sarebbero andati incontro, ma con tanto amore e tanto coraggio fecero come con la mia sorellina precedentemente, trasportino, gioco, casa..

Morgana

Morgana

Adesso siamo in questa bella casa calda senza giardino, ma con balconi da cui si vedono tante cose belle.. le nostre giornate ora passano tra pappa, tanta nanna con papà e tra tanti giochi.. No Merlino, io vorrei solo fare tanta nanna, ma tu mi rincorri sempre.. Non è vero, anche tu, Morgana, ogni tanto, vuoi giocare con me… Si ogni tanto Merlino, non sempre.. Basta bambini, andiamo a fare la pappa.. Merlino lascia stare tua sorella.. ho capito Merlino, vuoi la pappa.. eccola.. due piattini con la pappa… Merlino in un piatto, Morgana nell’altro.. Merlino cosa c’è nel tuo? E nel tuo Morgana? e scambio di piatti.. ma bambini c’è la stessa cosa.. pappa finita.. ok nanna.. “io in camera della mamma e del papà”, “no Morgana, io in camera della mamma!!”, “ok vado in sala”, “allora io vado dalla padroncina”.

Siamo psicolabili, come dice la nostra padroncina, ma ora siamo tanto felici e tanto adorati!!!

Merlino

Merlino

Morgana

Morgana

Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino di MondoGatto

Oggi, vi propongo un mio articolo pubblicato qualche giorno fa su Menuale.it che parla del rapporto cibo/cinema. “Cibo & Cinema, qualcuno potrebbe pensare ai pop corn sgranocchiati dal vicino di posto durante la visione del proprio film preferito, in realtà neanche una cosa molto piacevole, ma ai più appassionati non può sfuggire un’altra visione di questa binomio… Il cibo è sempre stato presente nel mondo del cinema, come spunto, tema, sfondo o vero e proprio protagonista. Nei film il cibo si trasforma in simbolo del piacere, elemento conviviale, rituale o oggetto scenico o narrativo. Miseria e Nobiltà di Mario Mattoli con Totò Il cibo diviene rappresentazione della società e del suo sviluppo socio-economico, come nel neorealista “Ladri di biciclette” (1948) di Vittorio De Sica dove il cibo è metafora di miseria sociale: un padre e un figlio, in cerca della loro bicicletta rubatagli, si fermano a mangiare in una trattoria dove non si può non notare la differenza sociale: loro, gente comune, seduti a un tavolo senza tovaglia e con i tovaglioli di carta e dall’altra parte una famiglia dell’alta borghesia con un figlio che sicuramente sa usare alla perfezione tutte le forchette e i coltelli. Velocemente si nota una lezione di sociologia, dove il potere del denaro influisce anche suoi modi di mangiare, come anche in “Miseria e Nobiltà” (1954) di Mario Mattoli, dove grazie ad un indimenticabile Totò gli spaghetti diventano simbolo di un’Italia che lotta contro la fame e la miseria, ricordiamo appunto la scena in cui il protagonista mangia degli spaghetti con le mani e li mette in tasca.  Gattopardo di Luchino ViscontiA far da rivale alla miseria del cinema italiano ci presenta “Gattopardo” (1963) di Luchino Visconti dove vediamo preparata con gran cura una tavolata degna dell’alta nobiltà, a cui viene servito il famoso Timballo di maccheroni (fatto preparare dal regista secondo la ricetta originale), peccato riveli anche una contrapposizione tra la perfezione della forma esterna e il crollare dei valori interiori della nobiltà. Federico Fellini invece in “La dolce vita” (1960) riesce a farci assaporare il gusto dei Ravioloni di Ricotta e Verdura attraverso una telefonata della fidanzata di Marcello Mastroianni, qui viene affidato al cibo il compito di distrare il protagonista dalla viziosa e corrotta vita della Capitale, rappresentata invece dallo Champagne bevuto per le strade della capitale. Una scena memorabile la troviamo anche nel film di Renato CastellaniE’ Primavera” (1950) dove Elena Varzi in treno da Catania a Milano incontra una signora che afferma “Sono già stata a Milano, è gente cattiva, non mangiano la pasta come noi, mangiano la polenta!”. In opposizione in “Milanesi a Napoli” (1955) di Enzo Di Gianni, vediamo alcuni industriali milanesi che tentano di aprire una fabbrica che produce prodotti tipici artigianali come la pizza, ovviamente non riusciranno ad avere lo stesso risultato dei tradizionali pizzaioli confermando così l’autenticità e l’unicità della nostra cucina tradizionale.  Questi due esempi come altri film parlano delle diversità sociali attraverso la nostra differenza territoriale tra nord e sud d’Italia. Un americano a Roma di Stefano Vanzina con Alberto Sordi Il cibo diviene anche simbolo di identità nazionale, come in “Un americano a Roma” (1954) di Steno (nome d’arte di Stefano Vanzina), dove Nando Mericoni  interpretato da Alberto Sordi, italiano innamorato dell’America, preferisce un bel piatto di maccheroni ad hamburger e mostarda intonando Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io mo te magno, ahmmm!”   Vogliamo non parlare della pizza? Lo stereotipo più comune in riferimento all’Italia, vista nel mondo del cinema (e aimè non solo), a volte in negativo come in “Il Padrino” (1972), “Gli intoccabili” (1987), “Quei bravi ragazzi” (1990) dove diviene simbolo di emarginazione sociale, delinquenza e mafia. Allo stesso tempo il cinema italiano è stato capace, con l’episodio “La ricotta” (1963) di Pier Paolo Pasolini (all’interno di Ro.Go.Pa.G. (1963) di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti), di dare una connotazione politica al cibo, che diviene elemento satirico e grottesco per un’aspra critica sociale, il regista ci racconta di chi ha letteralmente fame di pane, in modo primordiale. Anatra all’Arancia di Luciano Salce con Ugo Tognazzi e Monica VittiUn’altra rappresentazione, forse per molti la più importante, è quella della rappresentazione della famiglia, in Anatra all’Arancia (1975) di Luciano Salce, la ricetta toscana diventa il simbolo della riconciliazione e dell’unione famigliare, viene utilizzato dai protagonisti Ugo Tognazzi e Monica Vitti, come metodo per fare la pace dopo continui litigi. Non nominerò le innumerevoli scene di pranzi di famiglia nel nostro cinema e quello internazionale. Jon Avnet, invece, nel film “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” (1991) affronta un altro tema per noi molto importante ovvero l’amicizia dove racconta del bellissimo rapporto tra due giovani donne che gestiscono un locale dove appunto la specialità sono proprio i pomodori verdi fritti. La cena di Ettore Scola Ettore Scola, invece, nella pellicola “La cena” (1998) utilizza il cibo come denuncia verso il mondo gastronomico moderno, presentandolo non a caso come un intruglio di stili, idee, immagini attraverso pietanze cucinate e servite in modo sempre più confusionario così da trasmettere il messaggio critico nei confronti del pubblico moderno sempre più bisognoso di immagini aggressive e poco ricettivo ai sensi più genuini come gusto e olfatto. Per fortuna al centro del mirino non c’è solo la gastronomia, ma anche il cinema. Chocolat di Lasse Hallström con Johnny Depp e Juliette BinocheIn alcuni film invece il cibo assume proprio un ruolo da protagonista come nel francese “Chocolat” del regista Lasse Hallström (2000) con un bellissimo Johnny Depp e Juliette Binoche dove il cioccolato diviene simbolo di passione e amore. Attraverso il cioccolato, infatti, Vianne è in grado di capire le debolezze di ogni abitante del piccolo villaggio francese in cui si è trasferita con la figlia e di dare le risposte giuste ai loro dubbi, amore compreso semplicemente in base al tipo di cioccolato che si sceglie. Come anche in “La fabbrica di cioccolato” dove vediamo un Willy Wonka di Mel Stuart (1971)  e poi di Tim Burton (2005) creare le sue delizie più particolari a base di cioccolato di ogni tipo, mentre cerca un degno successore, buono, umile e che, nella società moderna, non ha perso la sua parte infantile (secondo lui ingrediente base per creare). Ultimo esempio di film in cui il cibo è protagonista è il più recente “Julie & Julia” (2009) diretto da Nora Ephron e interpretato dalla bravissima Meryl Streep. Più che un film Julie & Julia è una celebrazione d’amore per il cibo e per la cucina, due vite parallele raccontate (un’ambientata ai giorni nostri, l’altra negli anni ’50), due modi di cucinare, ma un’unica passione, la cucina e le ricette create dall’una e interpretate dall’altra. Lilli e il vagabondo, Walt Disney Non possiamo non citare, per ultimo, la scena più romantica di tutti i tempi con protagonista due cani e un piatto di spaghetti al sugo con polpette in “Lilli e il vagabondo” (1955), diretto da Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske scena che ha fatto emozionare ognuno di noi. Osteria del Cinema a MilanoMolti, ma non tantissimi, sono i ristoranti in Italia dedicati al cinema, ve ne cito solo uno a Milano. Osteria del Cinema posizionato all’interno del Multisala Anteo, offre un menu costantemente allineato con gli alimenti stagionali della tradizione. E per i più esperti vi invitiamo a giocare a Indovina CHI è – 30 attrici e attori da individuare (le risposte corrette vincono il 10% di sconto) presso il ristorante. Le répas de Bebè dei Fratelli Lumière Vi saluto con un’ultima curiosità… sapete il protagonista di una delle prime pellicole dei famosi papà del cinema i fratelli Lumière? Vi dico solo “Le répas de Bebè” tradotto letteralmente “Self Catering per il Bebè”, una scena di vita familiare: un bambino imboccato dai genitori durante il pranzo e siamo nel 1895.”

Oggi vi voglio postare un mio articolo pubblicato il 10 Gennaio 2013 su La Nuova del Lavoro, blog di Corriere.it che dà spazio ai giovani e al loro mondo del lavoro.

“Ventisette anni, quasi 28 e una vita da precaria. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione indirizzo Psicologia. Durante gli studi ho sempre fatto dei piccoli lavoretti, quello più lungo presso un Call Center ovviamente a collaborazione. Così inizia la mia vita lavorativa da eterna precaria.

Una volta laureata, in qualche mese e, credo un centinaio di cv inviati, sono riuscita a trovare uno stage di 6 mesi presso una grande azienda editoriale. Finito il contratto sono stata rinnovata per altri sei mesi, sempre stage. Finito lo stage sono passata in un altro reparto, cinque mesi a progetto.

Dopo i 5 mesi, due corsi gratuiti, sempre in area comunicazione, un altro centinaio di cv inviati, a giugno dell’anno scorso approdo, per 6 mesi, nell’ufficio comunicazione di una grande Fondazione, ovviamente a progetto, e ora? Disoccupata. Nonostante le tipologie di contratti mi sono sempre reputata una persona fortunata a livello lavorativo, devo ammetterlo: ho sempre fatto un lavoro che mi piaceva, un lavoro in cui poter crescere professionalmente e umanamente.

Però è dura a ogni fine contratto dover ricominciare. E la cosa più brutta è che, almeno nel mio caso, a decidere del mio futuro non è mai stato il mio responsabile diretto, ma sempre chi, sopra di lui, decide del personale. L’ultima volta semplicemente perché “non ci sono le risorse economiche per dare una persona in più all’ufficio”.

E così ti ritrovi a 27 anni a cercar di capire che fare della tua vita perché sempre per essere ottimisti, nei miei vari posti di lavoro mi sono anche trovata bene, i miei capi, i miei colleghi mi hanno sempre trattata alla pari, ma con il rispetto che va dato a chi non sa che ne sarà del suo futuro.

Ho sempre avuto il tempo di mettermi a cercare un nuovo lavoro, anzi sono stata anche aiutata, spronata dai miei responsabili stessi a farlo, sono stata fortunata sì, ma per quanto tempo? Qualche mese, e poi? E poi ti ritrovi nei primi giorni da disoccupata a casa, mezza depressa, perché fondamentalmente non sei una persona abituata a stare con le mani in mano e a farsi mantenere, a “scervellarti” perché ormai cercano solo giovani ragazzi con anni e anni di esperienza che ricoprano tre ruoli contemporaneamente e cosa ti offrono in cambio? Ovviamente una collaborazione!

Inoltre si sente sempre parlare di incentivi per l’assunzione di giovani (in alcuni casi anche di giovani donne), ma poi concretamente quante aziende utilizzano questi incentivi? O meglio, quante aziende possono permettersi economicamente di usufruire di questi incentivi?

Ripeterò la stessa domanda dell’inizio. E ora? E ora ho due offerte di lavoro tra cui scegliere, ovviamente due contratti a progetto, e finito il contratto? Chi lo sa. Spero vivamente che qualcosa accada, spero vivamente che ci sia un posto per ogni ragazzo della mia età che ha dimostrato per anni quel che vale a livello lavorativo, perché vi assicuro non è bello sentirsi dire da tutti i colleghi e dal responsabile diretto sei una risorsa importante ma poi da quella stessa persona, che ha le mani più che legate, “non possiamo tenerti, non ci sono le risorse…”. Sono ottimista, bisogna esserlo, e spero che il mio prossimo lavoro sia “per sempre” o almeno a tempo determinato con possibilità di un indeterminato.”

http://nuvola.corriere.it/2013/01/10/lettere-alla-nuvola-lodissea-di-una-vita-da-eterna-precaria/