L’odissea di una vita da (eterna) precaria

Pubblicato: 10 ottobre 2013 in Qualche Articolo
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Oggi vi voglio postare un mio articolo pubblicato il 10 Gennaio 2013 su La Nuova del Lavoro, blog di Corriere.it che dà spazio ai giovani e al loro mondo del lavoro.

“Ventisette anni, quasi 28 e una vita da precaria. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione indirizzo Psicologia. Durante gli studi ho sempre fatto dei piccoli lavoretti, quello più lungo presso un Call Center ovviamente a collaborazione. Così inizia la mia vita lavorativa da eterna precaria.

Una volta laureata, in qualche mese e, credo un centinaio di cv inviati, sono riuscita a trovare uno stage di 6 mesi presso una grande azienda editoriale. Finito il contratto sono stata rinnovata per altri sei mesi, sempre stage. Finito lo stage sono passata in un altro reparto, cinque mesi a progetto.

Dopo i 5 mesi, due corsi gratuiti, sempre in area comunicazione, un altro centinaio di cv inviati, a giugno dell’anno scorso approdo, per 6 mesi, nell’ufficio comunicazione di una grande Fondazione, ovviamente a progetto, e ora? Disoccupata. Nonostante le tipologie di contratti mi sono sempre reputata una persona fortunata a livello lavorativo, devo ammetterlo: ho sempre fatto un lavoro che mi piaceva, un lavoro in cui poter crescere professionalmente e umanamente.

Però è dura a ogni fine contratto dover ricominciare. E la cosa più brutta è che, almeno nel mio caso, a decidere del mio futuro non è mai stato il mio responsabile diretto, ma sempre chi, sopra di lui, decide del personale. L’ultima volta semplicemente perché “non ci sono le risorse economiche per dare una persona in più all’ufficio”.

E così ti ritrovi a 27 anni a cercar di capire che fare della tua vita perché sempre per essere ottimisti, nei miei vari posti di lavoro mi sono anche trovata bene, i miei capi, i miei colleghi mi hanno sempre trattata alla pari, ma con il rispetto che va dato a chi non sa che ne sarà del suo futuro.

Ho sempre avuto il tempo di mettermi a cercare un nuovo lavoro, anzi sono stata anche aiutata, spronata dai miei responsabili stessi a farlo, sono stata fortunata sì, ma per quanto tempo? Qualche mese, e poi? E poi ti ritrovi nei primi giorni da disoccupata a casa, mezza depressa, perché fondamentalmente non sei una persona abituata a stare con le mani in mano e a farsi mantenere, a “scervellarti” perché ormai cercano solo giovani ragazzi con anni e anni di esperienza che ricoprano tre ruoli contemporaneamente e cosa ti offrono in cambio? Ovviamente una collaborazione!

Inoltre si sente sempre parlare di incentivi per l’assunzione di giovani (in alcuni casi anche di giovani donne), ma poi concretamente quante aziende utilizzano questi incentivi? O meglio, quante aziende possono permettersi economicamente di usufruire di questi incentivi?

Ripeterò la stessa domanda dell’inizio. E ora? E ora ho due offerte di lavoro tra cui scegliere, ovviamente due contratti a progetto, e finito il contratto? Chi lo sa. Spero vivamente che qualcosa accada, spero vivamente che ci sia un posto per ogni ragazzo della mia età che ha dimostrato per anni quel che vale a livello lavorativo, perché vi assicuro non è bello sentirsi dire da tutti i colleghi e dal responsabile diretto sei una risorsa importante ma poi da quella stessa persona, che ha le mani più che legate, “non possiamo tenerti, non ci sono le risorse…”. Sono ottimista, bisogna esserlo, e spero che il mio prossimo lavoro sia “per sempre” o almeno a tempo determinato con possibilità di un indeterminato.”

http://nuvola.corriere.it/2013/01/10/lettere-alla-nuvola-lodissea-di-una-vita-da-eterna-precaria/

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